La prima esperienza di lavoro o di volontariato è uno di quei momenti che restano impressi. È il momento in cui ci si misura con responsabilità nuove, persone sconosciute, ritmi diversi da quelli della scuola o della propria quotidianità. Si arriva con tante domande e poche certezze, senza sapere cosa aspettarsi.
Per Carlotta il Servizio Civile in CouLture Migrante è stato proprio questo.
Quando è arrivata in laboratorio, a settembre 2025, aveva diciannove anni, tanta curiosità, tanta voglia di farsi notare e tutta la confusione che è normale avere a quell’età. Era la sua prima esperienza in un ambiente di lavoro e, lo ammette, l’idea la spaventava.
A rassicurarla c’era almeno una piccola coincidenza: una sua amica viveva proprio in Via Prudenziana, sullo stesso cortile su cui si affaccia il nostro laboratorio. Poi, come spesso succede, la paura ha lasciato spazio alle persone.
Carlotta in poco tempo è diventata il nostro “unicorno”: è arrivata con i suoi capelli di un colore diverso quasi ogni settimana, con uno stile tutto suo e con una borsa con mille toppe cucite con le proprie mani. Ha riempito il laboratorio di disegni, personalizzando l’appendiabiti di ciascun sarto. Ha portato la sua ironia particolare, la sua parlantina inesauribile e quella capacità tutta speciale di trasformare ogni pausa in una conversazione.
In questi mesi si è messa in gioco ovunque ce ne fosse bisogno. Ha lavorato in laboratorio, occupandosi della pulizia e del controllo qualità degli accessori. Ha messo la sua passione per la fotografia al servizio della comunicazione e della realizzazione dei contenuti, si è data da fare partecipando a fiere e mercati e ha persino affrontato una delle cose che la intimorivano di più: il computer e i fogli Excel, dando una mano anche in amministrazione.
Quel che rimane di un’esperienza, però, non è solo quello che si è fatto: “Pensavo che avrei trovato un rapporto più distaccato”, racconta lei stessa. “Invece non ho trovato macchine o automi, ma persone vere”. È questo il ricordo che custodisce più gelosamente: la vicinanza delle persone.
Durante quest’anno ha scoperto quanto possa fare la differenza un sorriso, quanto cambi lo sguardo di un interlocutore se gli si parla davvero con la voglia di essere ascoltati e capiti. Ha imparato che persone di età molto diverse possono condividere gli stessi valori, mentre coetanei possono vedere il mondo in modi completamente opposti. Ha scoperto che la gentilezza può nascere da motivazioni differenti, ma arrivare comunque nello stesso posto.
Ogni persona incontrata in laboratorio le ha lasciato qualcosa: c’è chi le ha insegnato che accogliere significa far sentire tutti a casa. Chi le ha mostrato che ogni persona possiede un’intelligenza che merita di essere scoperta. Chi le ha ricordato che ognuno porta con sé una storia che chiede rispetto e una seconda possibilità. E chi, semplicemente, le ha insegnato a continuare a cercare la bellezza anche dopo le tempeste.
Alla fine, quello che Carlotta porta con sé non è soltanto un anno di Servizio Civile. Porta con sé la consapevolezza che l’amicizia può assumere forme impreviste, che qualcuno disposto ad ascoltare esiste quasi sempre, anche quando si ha l’impressione di essere invisibili.


